Chi siamo

Le persone che troverai qui

Ognuno ha un ruolo diverso, ma il paziente è lo stesso per tutti. Medici, igienisti, assistenti e personale dello Studio lavorano insieme perché ogni fase, dall’accoglienza al trattamento fino ai controlli successivi, sia chiara e ben organizzata. Conoscere chi si prenderà cura di te è parte del rapporto di fiducia che vogliamo costruire fin dal primo incontro.

Implantologia

Dott. Corrado Cervi

Nel 2019 pensavo di aver chiuso con questo lavoro. Poi ho capito che mi mancava troppo.

La mia storia con l’odontoiatria, in realtà, è cominciata quasi per caso. Da ragazzo avevo scelto odontotecnica e, attraverso un amico, iniziai a frequentare il laboratorio di un odontotecnico di Reggio Emilia. Ci andavo dopo scuola, il sabato, qualche volta rimanevo fino alle nove e mezza di sera. Mi piaceva davvero.

Vengo da una famiglia di operai. I miei genitori hanno fatto sacrifici per permettermi di studiare e mi hanno sempre lasciato libero di seguire quella strada. Io, nel frattempo, avevo trovato qualcosa per cui valeva la pena impegnarsi. Dall’odontotecnica sono poi passato all’odontoiatria e, negli anni, mi sono avvicinato sempre di più all’implantologia.

All’inizio vedevo soprattutto persone che avevano perso molti denti e facevano fatica persino a tenere ferma una protesi mobile. Scoprire che, in alcuni casi, pochi impianti potevano risolvere un problema così grande mi ha fatto appassionare a questa disciplina. Ancora oggi è probabilmente questa la parte del mio lavoro che mi rappresenta di più: quando arriva una persona con un problema difficile, faccio fatica a smettere di pensarci finché non trovo la soluzione.

Nel 2019, dopo più di vent’anni di Studio, ero troppo stanco e stressato, così decisi di fermarmi: il mio cardiologo e gli affetti più cari mi fecero capire che dovevo preservare anche la mia di salute. Ho venduto lo studio e per cinque anni non ho più esercitato. All’inizio pensavo fosse finita lì. Poi mi sono accorto che mi mancavano il lavoro, i pazienti e soprattutto quella soddisfazione che provo quando riesco a risolvere bene un problema. Così ho deciso di ricominciare. Avevo anche paura. Dopo qualche anno senza toccare uno strumento mi chiedevo se sarei stato ancora capace come prima. Poi sono tornato sulla poltrona e mi è sembrato, di essere stato in ferie una settimana.

C’è una cosa che sento importante quanto la tecnica. Voglio che chi viene da me capisca bene cosa sta facendo. Se vedo un paziente dubbioso, preferisco che si fermi, rifletta, si informi e, se vuole, chieda anche un altro parere. Gli consegno volentieri tutta la documentazione. Voglio che sia convinto della scelta fatta. È probabilmente questo che, dopo tanti anni, continuo a cercare nel mio lavoro: risolvere bene un problema, sapendo che la persona ha fatto la scelta in modo pienamente consapevole.

Pedodonzia, parodontologia e conservativa

Dott.ssa Mary Rodio

All’inizio temevo soprattutto una cosa: che un paziente potesse non fidarsi di me perché ero giovane.

Con il tempo ho capito che la fiducia non arriva automaticamente insieme al ruolo. Si costruisce visita dopo visita: ascoltando, spiegando bene quello che stiamo facendo e coinvolgendo la persona nelle decisioni che la riguardano.

Guardandomi indietro, credo che qualcosa di questo modo di lavorare ci fosse già nel mio carattere. Sono sempre stata curiosa e portata ad ascoltare gli altri. Solo dopo ho capito quanto questa attenzione sarebbe diventata importante nel mio lavoro.

Sono sempre stata attratta dal mondo della medicina, ma la scelta dell’odontoiatria è maturata durante gli studi. Più approfondivo, più mi rendevo conto di quanto la salute della bocca sia legata al benessere generale della persona. È lì che ho iniziato a riconoscere nell’odontoiatria il modo in cui volevo prendermi cura delle persone.

Durante l’università, due professoresse di pedodonzia e ortodonzia hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione. Osservando il loro modo di lavorare con i bambini ho capito che occuparsi dei più piccoli non significa soltanto intervenire quando compare un problema. Significa anche accompagnarli nella crescita, educarli alla prevenzione e aiutarli a costruire buone abitudini prima che ci sia qualcosa da curare.

Poi ho incontrato bambini timorosi, bambini che all’inizio collaboravano poco o per niente. Ed è con loro che ho imparato una cosa che oggi considero fondamentale: non avere fretta.

Con un bambino, a volte, il risultato più importante della prima visita non è riuscire a fare il trattamento. Può essere semplicemente permettergli di conoscere l’ambiente, vedere gli strumenti e iniziare a fidarsi di chi ha davanti.

In alcuni casi servono vere sedute di avvicinamento. Forzare può rendere tutto più difficile; rispettare i tempi del bambino invece contribuisce a costruire un rapporto più sereno con il dentista che durerà negli anni successivi.

È anche questo il filo che per me collega pedodonzia, conservativa e parodontologia. Sono ambiti diversi, ma condividono una stessa idea: cercare di preservare la salute orale e i denti naturali il più a lungo possibile, lavorando sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e su trattamenti proporzionati alla situazione, costruendo un ottimo rapporto col bambino.

Con gli adulti ritrovo lo stesso principio. Una carie, un problema gengivale o un controllo apparentemente semplice possono diventare occasioni per scoprire per tempo potenziali problemi, seguire la salute della bocca con continuità e rafforzare il legame dal punto di vista umano.

Quando sono arrivata nell’Ambulatorio del Dott. Corrado Cervi mi ha colpito la meticolosità dedicata alla diagnosi e agli strumenti disponibili. Ma l’aspetto in cui mi sono riconosciuta di più è un altro: la possibilità di unire la parte clinica all’attenzione per come una persona vive la visita e il trattamento.

Oggi voglio continuare a crescere professionalmente proseguendo con questo metodo di lavoro. Mi piacerebbe accompagnare i pazienti fin dai primi anni, aiutarli a costruire un rapporto sereno con il dentista e impostare una corretta prevenzione.

All’inizio avevo paura che essere giovane rendesse più difficile fidarsi di me. Oggi so che la fiducia si costruisce nel modo in cui ascolti una persona, le spieghi ciò che stai facendo e rispetti i suoi tempi.

Specialista in ortodonzia

Dott.ssa Sara Gamberini

Da adolescente ho odiato l’apparecchio. Oggi faccio l’ortodontista.

Non è esattamente il modo più prevedibile per iniziare questa storia, ma è così. Ho portato l’apparecchio durante l’adolescenza e ricordo molto bene che non lo vivevo affatto con entusiasmo. Anzi, l’ho proprio odiato. Oggi, quando davanti a me ho un bambino un po’ spaventato o un adolescente che guarda l’apparecchio come se fosse la cosa peggiore che potesse capitargli, so bene come si sente.

Da bambina una parte importante della mia vita era lo sport. Ho praticato nuoto sincronizzato a livello agonistico per molti anni. Mi ha insegnato disciplina e costanza, ma soprattutto una cosa che nel mio lavoro ritrovo continuamente: i risultati arrivano nel tempo. In ortodonzia è esattamente così. Ci sono percorsi che durano mesi o anni, momenti in cui bisogna intervenire e altri in cui bisogna semplicemente aspettare.

Ho capito che volevo occuparmi di ortodonzia durante l’università. Fra tutte le discipline era quella che continuava ad attirarmi di più, perché mette insieme aspetti molto diversi. C’è naturalmente l’estetica del sorriso, ma ci sono anche la funzione, la crescita e la possibilità di seguire una persona nel tempo, osservando passo dopo passo ciò che cambia.

All’inizio della professione, però, ho scoperto presto la differenza fra studiare un caso all’università e assumersi realmente la responsabilità delle decisioni che riguardano un paziente. È stata probabilmente la parte più impegnativa dei primi anni. Ho imparato a studiare continuamente, a confrontarmi con colleghi più esperti e soprattutto a non considerare mai conclusa la mia formazione.

Durante l’università ho incontrato anche un professore che mi ha lasciato un insegnamento che porto ancora oggi nel mio lavoro. Mi ha insegnato prima di tutto a osservare. A studiare bene ogni caso, perché ogni bambino è diverso e ha esigenze specifiche, quindi bisogna personalizzare trattamenti e soluzioni.

Dietro due dentature apparentemente simili possono esserci percorsi di vita  diversi, fasi di crescita diverse e quindi decisioni completamente diverse. È soprattutto per questo che, quando un genitore arriva chiedendomi: “Mio figlio ha bisogno dell’apparecchio?” non penso che la risposta debba essere automaticamente sì oppure no. Prima voglio conoscere quel bambino. Voglio capire come sta crescendo, osservare denti e arcate e stabilire se c’è davvero qualcosa su cui intervenire. A volte il trattamento è indicato. Altre volte la scelta migliore è non fare nulla e controllare la crescita nel tempo. Per me questo è uno degli aspetti più importanti dell’ortodonzia infantile: non avere fretta, ma nemmeno perdere il momento giusto.

Significa anche ricordarsi che dall’altra parte della poltrona non c’è soltanto una bocca da curare. C’è un bambino che magari ha paura. C’è un adolescente che non vuole sentirsi diverso dagli amici. E ci sono genitori che vogliono capire se stanno facendo la scelta corretta. Cerco quindi di spiegare sempre cosa stiamo facendo e perché, coinvolgendo direttamente anche i ragazzi nel loro percorso. La soddisfazione più bella arriva quando li vedo cambiare nel tempo: non soltanto nel sorriso, ma nel modo in cui entrano in Ambulatorio, fanno domande e affrontano le visite con sempre maggiore tranquillità.

Igienista dentale

Dott.ssa Agnese Giovanardi

La Dott.ssa Agnese Giovanardi è la nostra igienista dentale che con la sua professionalità accompagna ogni paziente in un percorso personalizzato di prevenzione e benessere orale.

Gestione dello Studio e ASO

Sara Camparini

Sono sempre stata molto precisa. A volte, lo ammetto, anche troppo.

Nel lavoro questa caratteristica arriva qualche volta al limite della pignoleria. All’inizio temevo che il mio modo di essere potesse sembrare un eccesso di rigore. E so che posso risultare esigente o persino un po’ spigolosa. Con gli anni, però, ho capito che quella precisione nasce soprattutto da un forte senso di responsabilità.

Il mio percorso nella gestione dell’Ambulatorio è iniziato da una scelta di vita e di lavoro condivisa con Corrado, mio marito. Abbiamo voluto costruire insieme questo progetto e, entrando sempre di più nella sua organizzazione quotidiana, ho trovato anche il mio ruolo.

Mi occupo di tenere insieme aspetti molto diversi: l’agenda, la documentazione, le pratiche amministrative, il coordinamento delle persone e l’accoglienza dei pazienti. Bisogna avere una visione d’insieme, perché a volte basta che cambi una cosa per doverne ripensare altre tre.

Le giornate più impegnative sono proprio quelle in cui il programma salta. Un’urgenza, un imprevisto o una necessità arrivata all’ultimo momento possono costringerti a riorganizzare in poco tempo quello che avevi preparato. In quelle situazioni ho imparato una cosa molto semplice: il panico non serve a nulla. Serve fermarsi, capire le priorità, parlare con le persone coinvolte e rimettere ordine un passo alla volta.

È qui che la mia precisione diventa utile, ma è anche qui che ho capito che da sola non basta. Per far funzionare le cose servono comunicazione, fiducia e sintonia con chi lavora insieme a te. Io posso essere quella che controlla un dettaglio una volta in più o che insiste perché qualcosa sia fatto bene, ma nessuna organizzazione funziona grazie a una persona sola.

Lo stesso vale con i pazienti. Chi arriva preoccupato o con una necessità particolare, prima ancora di una soluzione, ha bisogno che qualcuno capisca che cosa sta chiedendo davvero. Cerco di ascoltare, fare domande semplici e spiegare con chiarezza quello che possiamo organizzare. Non sempre si può accontentare ogni richiesta, ma si può cercare un punto d’incontro senza lasciare la persona sola davanti a un problema.

Oggi non penso che gestire significhi riuscire a controllare tutto. Gli imprevisti fanno parte del lavoro. Per me significa piuttosto creare abbastanza ordine da poterli affrontare quando arrivano, senza perdere di vista le persone.

Forse è questa la parte del progetto che sento più mia: aver capito che quella precisione che a volte può sembrare eccessiva può diventare qualcosa di utile. Mi aiuta a dare struttura alle giornate, a prevenire dove possibile i problemi e a fare la mia parte perché chi lavora qui e chi entra come paziente trovi un Ambulatorio organizzato, ma mai distante.

Assistente alla poltrona

Mery Terraglia

La mia storia come assistente alla poltrona è iniziata nel 1988.

Vivevo a Carpi e avevo appena conseguito il diploma di infermiera professionale. Ho iniziato a lavorare nello studio dentistico dove andava anche la mia famiglia. Dei primi giorni ricordo soprattutto l’emozione e il timore di non essere abbastanza veloce.

All’inizio dovevo imparare i nomi di tutti gli strumenti e, soprattutto, i tempi dell’assistenza a quattro mani: capire cosa sarebbe servito al medico e riuscire ad anticiparlo senza aspettare che me lo chiedesse. Con gli anni ho capito una cosa che ancora oggi mi rappresenta: la precisione viene prima della velocità.

Quando sono arrivata nell’Ambulatorio del Dott. Corrado Cervi ho provato subito una grande sicurezza. Lavorando con lui ho potuto approfondire quello che sapevo fare e crescere nel mio ruolo. Da allora sono passati più di vent’anni di lavoro insieme.

Gran parte del lavoro di un’assistente, però, il paziente non lo vede. Succede prima che entri e continua dopo che se ne va: preparare il riunito e il vassoio, pulire, decontaminare, sterilizzare gli strumenti. È un lavoro dietro le quinte, ma è una parte fondamentale di quello che faccio ogni giorno.

C’è un episodio che ricordo ancora bene. Una paziente doveva affrontare un’estrazione ed era così spaventata che tremava già in sala d’attesa. L’ho fatta accomodare con calma, le ho spiegato passo passo che cosa sarebbe successo e le ho detto che, se ne avesse avuto bisogno, avrebbe potuto alzare la mano per fermarsi. Durante l’intervento le ho tenuto la mano.

Quella volta ho capito fino in fondo che il mio ruolo non finisce nell’assistenza tecnica. A volte una persona ha bisogno anche di sentire che accanto a lei c’è qualcuno che si accorge della sua paura e resta lì.

Dopo tanti anni, una delle soddisfazioni più grandi è quando un paziente ti ringrazia non soltanto per quello che hai fatto, ma per come sei stata con lui. E mi dà soddisfazione anche vedere l’Ambulatorio funzionare bene grazie a tutto quel lavoro che quasi nessuno vede, ma che so quanto conta.

Assistente alla poltrona

Paola Violi

A 42 anni ho deciso di ricominciare da capo.

Per anni ho lavorato in un settore diverso. A un certo punto, però, ho capito che quel lavoro non mi dava più gli stimoli che cercavo. Avevo voglia di qualcosa di più dinamico, di imparare cose nuove e soprattutto di tornare a lavorare a contatto con le persone. Così ho deciso di provarci.

Conoscevo già il Dott. Cervi e Sara e avevo molta stima di loro. Anzi, prima ancora di lavorare qui ero una loro paziente. Quando ho saputo che stavano cercando una nuova persona da formare per l’Ambulatorio, ho pensato che fosse un’occasione da non lasciarmi scappare. Il mio primo giorno non fu esattamente tranquillo. Mi ritrovai ad assistere, ancora come osservatrice, a un intervento piuttosto complesso. Diciamo che sono partita con il botto.

All’inizio c’era tantissimo da imparare: strumenti, protocolli, attrezzature, procedure. Contemporaneamente frequentavo il corso per diventare ASO e cercavo di mettere insieme studio, tirocinio, lavoro e vita familiare. È stato molto impegnativo, e non soltanto per me: anche per la mia famiglia. Proprio per questo conseguire la qualifica di Assistente di Studio Odontoiatrico ha avuto un significato particolare. E credo di aver dato anche un piccolo esempio ai miei figli: a 42 anni ci si può ancora mettere in gioco, acquisire nuove competenze e costruirsi una nuova strada professionale.

Oggi lavoro accanto al Dott. Cervi, a Sara e al resto del team, seguendo procedure e protocolli condivisi. Sapere di poter contare sull’esperienza delle persone che lavorano con me è stato fondamentale durante la mia formazione e continua a esserlo ogni giorno. Perché in Ambulatorio nessuno lavora da solo: ognuno ha il proprio ruolo, ci si confronta e ci si aiuta continuamente.

Una delle cose che mi gratifica di più è proprio il rapporto con i pazienti. All’inizio sei semplicemente una persona che incontrano in Ambulatorio. Poi tornano, iniziano a conoscerti, ti chiamano per nome e magari, mentre li accompagni, ti raccontano qualcosa della loro vita. È lì che ho capito quanto sia importante il nostro ruolo. Una seduta dal dentista può mettere ansia, sia agli adulti sia ai bambini. Noi assistenti siamo accanto al dentista e al paziente: prepariamo tutto ciò che serve, assistiamo durante il trattamento e cerchiamo di far sentire la persona tranquilla e accompagnata. Mentre il medico si concentra sulla cura, sentire che c’è qualcuno accanto a te che ti segue e ti accompagna, secondo me, fa una grande differenza.

Continuo a formarmi e a fare esperienza ogni giorno, perché questo è un lavoro nel quale c’è sempre da imparare. E un giorno mi piacerebbe riuscire a fare per una nuova assistente quello che le persone più esperte del team hanno fatto per me: trasmetterle quello che ho imparato, con la stessa pazienza e attenzione che ho ricevuto io.

Odontotecnico

Vatovci Endrit

Ricordo ancora uno dei miei primi manufatti destinati alla zona estetica. Quando l’ho tenuto in mano ho capito che non stavo lavorando su un semplice modello di gesso. Quello che stavo realizzando sarebbe entrato nella quotidianità di una persona: nei pasti, nelle fotografie, nei sorrisi. Da quel momento il lavoro ha assunto per me un peso diverso. Non era più soltanto qualcosa da costruire bene: era una responsabilità.

Da ragazzo mi piaceva smontare gli oggetti per capire come erano fatti dentro, disegnare e lavorare con le mani. Non sapevo ancora che quella curiosità sarebbe diventata parte del mio mestiere, ma quando ho conosciuto il lavoro dell’odontotecnico ho ritrovato qualcosa che mi apparteneva già: il piacere di costruire e capire come ottenere un risultato attraverso tanti piccoli dettagli.

Poi ho scoperto quanto fosse più difficile di quanto sembrasse. All’inizio bastava una sfumatura di colore sbagliata o un micro-spessore in più per dover ricominciare da capo. È stato uno degli aspetti che mi ha formato di più. Ho capito che essere precisi significa anche accettare di tornare indietro e rifare qualcosa, anche quando potrebbe sembrare già accettabile.

Gran parte di questo lavoro resta invisibile. Chi vede il manufatto finito difficilmente immagina il tempo dedicato a una tessitura di superficie, a un punto di contatto, alla stratificazione del colore o a una finitura. Sono dettagli piccoli, ma sono proprio quelli che mi fanno fermare, controllare e, se qualcosa non mi convince, tornare indietro.

Per me è qui che passa la differenza tra un lavoro semplicemente “finito” e uno che sento davvero fatto bene. Mi capita ancora di ritoccare o rifare un dettaglio anche quando sarebbe più semplice considerarlo concluso. Non perché debba essere tutto perfetto, ma perché so quando c’è ancora qualcosa che posso migliorare.

Questo lavoro, però, non si fa da soli. Il confronto con il dentista è fondamentale perché parto da indicazioni cliniche, informazioni e obiettivi che devo tradurre in una realizzazione tecnica. Più il confronto è chiaro, più è possibile affrontare per tempo eventuali criticità e correggere ciò che serve durante il lavoro.

Anche il digitale ha cambiato molto il mio modo di lavorare. La modellazione 3D rende alcune fasi di progettazione e controllo più rapide e gestibili, ma non sostituisce l’esperienza, la sensibilità estetica, la conoscenza delle forme e la rifinitura manuale. Per me la tecnologia ha valore quando diventa uno strumento in più per lavorare meglio.

Quando ho iniziato a collaborare con l’Ambulatorio del Dott. Corrado Cervi, mi sono riconosciuto soprattutto nell’attenzione ai dettagli e nel confronto continuo tra le persone coinvolte. È un modo di lavorare che sento vicino al mio.

Oggi voglio continuare a crescere e imparare, anche attraverso strumenti e tecnologie nuove. Ma c’è una cosa che non vorrei perdere: la curiosità con cui da ragazzo smontavo gli oggetti per capire come erano fatti.

Gestione dello Studio

Eleonora Cervi

Da bambina, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo quasi sempre la stessa cosa: volevo lavorare nell’ambito di mio papà.

L’ho sempre visto come un punto fermo e una figura di riferimento. Attraverso il suo lavoro mi ha trasmesso la passione, la dedizione e l’attenzione verso le persone. All’inizio, però, il mio era soprattutto lo sguardo di una figlia. Crescendo ho iniziato a capire che quel mondo interessava davvero anche a me e che volevo trovare un mio modo di farne parte.

Da qui è nata la scelta di studiare Igiene Dentale. Mi interessa soprattutto la prevenzione: aiutare una persona a capire quanto le abitudini quotidiane possano incidere sulla salute orale e quanto sia importante imparare a prendersene cura. È un percorso che sto ancora costruendo e che sento sempre più mio.

Parallelamente mi occupo della gestione dell’Ambulatorio. Sono due prospettive diverse che mi stanno permettendo di conoscere questo lavoro da vicino: da una parte studio la salute orale e la prevenzione, dall’altra vedo tutto ciò che succede intorno alla cura e che contribuisce al modo in cui una persona vive il proprio percorso.

Una cosa che ho capito lavorando qui è che l’esperienza del paziente non inizia quando si accomoda sulla poltrona, ma molto prima. Inizia dal primo contatto, da come viene accolto, dalla chiarezza delle informazioni che riceve e dalla sensazione che qualcuno stia davvero prestando attenzione a quello che sta dicendo.

Per me la gestione significa anche questo: cercare di tenere insieme esigenze diverse senza perdere di vista le persone. Non sempre è semplice. Ci sono giornate in cui bisogna conciliare tempi, necessità dei pazienti, lavoro dei professionisti e imprevisti.

Con il tempo ho imparato soprattutto a non farmi condizionare dalla fretta. Non sempre la prima soluzione è necessariamente quella giusta. A volte serve fermarsi, ascoltare e provare a guardare la situazione da più punti di vista prima di decidere.

Mi piace molto parlare con i pazienti, così ho imparato che non tutti hanno bisogno della stessa cosa. C’è chi vuole raccontare quello che lo preoccupa, chi ha bisogno di molte informazioni e chi preferisce essere accompagnato con più discrezione. Cercare di capire la persona che ho davanti, anche dedicandole soltanto qualche minuto in più, può cambiare il modo in cui vive quel momento.

Front Office – Amministrazione

Elvira Esposito

Dopo il diploma di ragioneria, la vita familiare e i figli mi hanno portata per un periodo lontano da quello che avevo studiato.

Quando si è presentata l’occasione di lavorare in uno Studio odontoiatrico, l’ho colta al volo. Mi sono accorta subito che quel ruolo metteva insieme due aspetti che sento molto miei: la precisione del lavoro amministrativo e il rapporto diretto con le persone.

Essere tra le prime persone che un paziente incontra quando arriva comporta una responsabilità che sento molto. Chi entra per la prima volta può essere teso, avere dubbi sui tempi, sull’organizzazione o sui costi. Cerco di aiutarlo a orientarsi con informazioni semplici e chiare, perché anche sapere cosa succederà e a chi rivolgersi può rendere tutto un po’ più facile.

Ricordo una paziente arrivata molto in ansia e diffidente per esperienze precedenti negative. Le ho dedicato tempo, spiegandole con calma come si sarebbe svolta la visita. Poco alla volta il suo atteggiamento, inizialmente rigido, è cambiato e si è creato un clima più collaborativo. È uno di quegli episodi che mi ha fatto capire quanto possano contare il modo in cui accogli una persona e il tempo che le dedichi.

C’è poi una parte del mio lavoro meno visibile: organizzare l’agenda, tenere conto delle urgenze, coordinare le esigenze dei pazienti e fare in modo che le informazioni siano sempre chiare e condivise con chi segue il percorso clinico.

Con chi viene da tempo il rapporto diventa spesso più spontaneo e colloquiale, pur restando professionale. Con chi arriva per la prima volta, invece, sento ancora di più il compito di essere un punto di riferimento.

Oggi è proprio questo equilibrio che mi piace del mio lavoro: ordine e precisione da una parte, rapporto umano dall’altra. Voglio continuare a imparare senza perdere la semplicità nel modo di accogliere le persone e farle sentire ascoltate fin dal primo contatto.

Insieme al mio team, porto nell’Ambulatorio di Puianello di Reggio Emilia lo stesso modo di lavorare che mi guida dagli inizi: capire il problema, spiegarlo con chiarezza e trovare insieme al paziente il percorso più adatto.

Perché ho scelto di ricominciare

La mia storia con questo lavoro è iniziata quasi per caso. Da ragazzo studiavo odontotecnica e, attraverso un amico, ebbi la possibilità di frequentare il laboratorio di un odontotecnico di Reggio Emilia. All’inizio era semplicemente curiosità. Poi mi appassionai così tanto che, dopo la scuola, passavo in laboratorio anche interi pomeriggi e spesso rimanevo fino a sera.

Da lì è nato tutto. Prima l’odontotecnica, poi l’odontoiatria e, nel 1997, il mio primo ambulatorio a Rivalta. Negli anni mi sono dedicato sempre di più all’implantologia. Venendo dalla protesi, vedevo ogni giorno quanto potesse cambiare la vita di una persona riuscire a tornare a masticare bene e ad avere una soluzione stabile. Nel 2019, dopo tanti anni di lavoro, decisi di fermarmi. Pensavo fosse arrivato il momento della pensione. Per cinque anni sono rimasto lontano dall’attività clinica, ma mi sono accorto che questo lavoro mi mancava.

Mi mancavano i pazienti, i problemi da risolvere, la soddisfazione di vedere una persona tornare serena dopo una cura. Così, insieme a mia moglie, abbiamo deciso di ricominciare. Nel marzo del 2025 abbiamo aperto questo nuovo Ambulatorio a Puianello. L’abbiamo pensato cercando di mettere dentro tutto quello che avevo imparato in tanti anni di professione.

Per me un paziente deve sentirsi accolto, deve capire ciò che gli viene proposto e deve avere il tempo di decidere. Se una persona ha un dubbio, preferisco che faccia una domanda in più, che rifletta o che chieda anche un altro parere. Perché una cura dovrebbe iniziare quando il paziente ha capito il percorso e si sente tranquillo nell’affrontarlo. Questo è il modo in cui ho sempre cercato di fare il dentista. Ed è il modo in cui voglio continuare a farlo qui, insieme alle persone che lavorano con me.

Ascolto, competenza, fiducia.

Sofia
Ciao avrei bisogno di richiedere un appuntamento grazie.
Dott. Corrado
Benvenuta! Sono il dott. Corrado, clicca sul tasto “Contattaci” ti richiamiamo per fissare la visita conoscitiva direttamente con me.
Sofia
Perfetto, grazie mille a presto!

Ogni percorso comincia da ciò che il paziente porta con sé: un problema, una preoccupazione, una domanda o semplicemente il desiderio di capire meglio la propria situazione. Ascoltare significa dedicare il tempo necessario prima di proporre una soluzione.

L’esperienza conta quando aiuta a leggere ogni caso nella sua specificità. Diagnosi, aggiornamento professionale e tecnologie sono strumenti che utilizziamo per costruire percorsi di cura ragionati e adatti alla singola persona.

La fiducia si costruisce nel tempo. Per questo vogliamo che ogni paziente conosca le possibilità, comprenda il piano di cura e possa scegliere con serenità.

– Dicono di noi 

“

E un studio dentistico fantastico, mi sono trovata molto bene. Sembra di conoscerli da anni anche se e 2 volte che ci vado. Sono molto cordiali e attenti al paziente. Non è una cosa da poco,nei giorni di oggi non ne trovi un trattamento cosi.Sono bravi,davvero.

Tea HilaGoogle
“

Sono sempre andata dal dott. Cervi fino a quando non ha preso una pausa di qualche anno. Appena ho scoperto che avrebbe aperto un’altro studio a Puianello la prima cosa che ho fatto è prendere appuntamento da lui. Sono tutti gentili e disponibili, il locale è pulitissimo e luminoso e utilizza dei macchinari di ultima generazione. Sono molto competenti. Lo stra consiglio

Giorgia guidettiGoogle
“

Alta professionalità, serietà e correttezza. Ambiente confortevole e familiare. Rapporto diretto con il dottore e ottime prestazioni da parte dei suoi collaboratori. Da consigliare

MONICA CARAMASCHIGoogle
“

Da molti anni mi avvalgo assieme a mia moglie e mia figlia della grande professionalità la cordialità e la gentilezza sua e dei suoi collaboratori una sicurezza per tutti noi

Marco Del BiancoGoogle
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Nello studio del dott Corrado Cervi c'è tutto quello che si desidera per stare bene psicologicamente e fisicamente dell'accoglienza premurosa e attenta dello Staff alla professionalità del dottore sempre disponibile e rassicurante ... grazie perché nel vostro studio ci si sente a casa ... grazie per essere ritornati ... grazie di cuore da Marina e Paolo

MarinaGoogle
“

Staff alla mano, attento al paziente e molto professionale

Luca GaddiGoogle

Vogliamo che entrare in Ambulatorio significhi poter fare domande, ricevere risposte comprensibili e sapere sempre perché viene proposta una determinata scelta. È un modo di lavorare che richiede tempo e attenzione, ma che permette di costruire un rapporto diverso con il paziente: più consapevole, più diretto e destinato a durare nel tempo.

Lo Studio

Quando abbiamo deciso di ricominciare, non volevamo semplicemente riaprire un Ambulatorio. Volevamo creare uno spazio capace di raccogliere l’esperienza maturata negli anni e affiancarla agli strumenti che oggi permettono di studiare e affrontare i casi con maggiore precisione. Questo Ambulatorio è nato così, nel 2025: nuovi ambienti, tecnologie aggiornate e un’organizzazione costruita per seguire il paziente nelle diverse fasi del percorso.

Prima di una cura, vogliamo che tu possa sentirti tranquillo della scelta che stai facendo.

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