Ortodonzia nell’adulto

Anche da adulti si possono spostare i denti: prima bisogna capire da quale situazione si parte.

La diagnosi viene prima del tipo di apparecchio

Un trattamento ortodontico può essere iniziato anche in età adulta. A cambiare rispetto all’età evolutiva è soprattutto il contesto: la crescita scheletrica è sostanzialmente conclusa e possono essere presenti restauri, impianti, denti mancanti, recessioni gengivali o una storia di malattia parodontale.

Per questo la valutazione non riguarda soltanto l’allineamento. Si osservano occlusione, posizione dei denti, salute di gengive e tessuti di supporto, igiene, spazi disponibili e obiettivi del paziente. Solo dopo si decide se l’ortodonzia sia indicata e con quale percorso.

La salute parodontale va controllata prima e durante il trattamento

I denti possono essere spostati anche in pazienti che hanno avuto problemi parodontali, ma il controllo dell’infiammazione e la stabilità dei tessuti sono condizioni importanti prima di iniziare.

Durante il trattamento l’igiene diventa ancora più rilevante, soprattutto con apparecchi fissi. Quando esiste una storia di parodontite, i controlli possono richiedere un coordinamento più stretto con il percorso parodontale e richiami personalizzati.

Apparecchio fisso e allineatori sono due possibilità, non due livelli di qualità

Negli adulti possono essere utilizzati apparecchi fissi oppure allineatori trasparenti. La scelta dipende dai movimenti necessari, dalla complessità del caso, dalla possibilità di mantenere una buona igiene e dalla collaborazione richiesta.

Gli allineatori offrono il vantaggio della rimovibilità, ma richiedono un utilizzo costante. L’apparecchio fisso permette altri tipi di controllo. In alcuni casi possono essere utilizzate strategie combinate. Non esiste una soluzione automaticamente migliore per tutti.

A volte l’ortodonzia prepara il terreno per altre cure

In un adulto il trattamento ortodontico può avere anche un ruolo all’interno di una riabilitazione più ampia: creare o recuperare spazio, migliorare la posizione di denti che dovranno essere restaurati, facilitare un progetto protesico o implantare, oppure gestire migrazioni dentali associate a problemi parodontali già stabilizzati.

Quando il percorso coinvolge più discipline, la sequenza delle cure va pianificata prima di iniziare. Anche la contenzione finale fa parte del progetto: dopo lo spostamento dei denti, mantenere il risultato richiede un programma adatto alla situazione individuale.

.01

Valutare denti, gengive e occlusione

La prima domanda non è quale apparecchio usare, ma quali movimenti siano realmente utili e compatibili con la salute dei tessuti.

.02

Scegliere il mezzo più adatto

Fisso, allineatori o soluzioni combinate vengono scelti in funzione del caso, non soltanto dell’estetica dell’apparecchio.

.03

Programmare anche il mantenimento

Igiene, controlli e contenzione dopo la fase attiva servono a proteggere il percorso nel tempo.

Domande frequenti sull’ortodonzia nell’adulto

In molti adulti un trattamento ortodontico è possibile, ma l’età da sola non stabilisce l’idoneità. Contano soprattutto salute dentale e parodontale, condizioni generali, obiettivi e tipo di movimento richiesto.

La risposta biologica può essere diversa da persona a persona. La durata dipende da complessità, movimenti, condizioni dei tessuti e collaborazione; non è corretto prevederla soltanto in base all’età.

Può essere possibile dopo che la malattia parodontale è stata trattata e stabilizzata. Nei casi con supporto ridotto è particolarmente importante il coordinamento tra controllo parodontale, forze ortodontiche e mantenimento.

Dipende dal problema da correggere. Entrambe le soluzioni possono essere valide in casi appropriati; la scelta viene fatta sulla base della diagnosi, dei movimenti necessari e della collaborazione richiesta.

Sì, in molti casi possono essere utilizzati. Non tutti i movimenti, però, hanno la stessa prevedibilità e talvolta un apparecchio fisso o una strategia combinata può essere più adatta.

Spesso sì, ma il piano deve tenerne conto. Gli impianti osteointegrati non si spostano come i denti naturali e possono diventare un vincolo o, in alcuni progetti, un punto di riferimento.

In alcuni casi sì, per creare o distribuire meglio lo spazio e posizionare i denti vicini in modo coerente con il progetto protesico. Non è necessaria in ogni riabilitazione implantare.

No. Può avere obiettivi estetici, funzionali, parodontali o protesici. Il peso di ciascun obiettivo dipende dal singolo caso.

La frequenza dei richiami non è uguale per tutti, ma l’igiene deve essere particolarmente accurata. Apparecchi fissi e alcuni accessori possono trattenere più placca; il programma di prevenzione viene adattato al rischio individuale.

Non esiste una durata standard. Dipende da obiettivi, complessità, tipo di apparecchiatura, risposta biologica e collaborazione. Una stima può essere fatta dopo la diagnosi.

Sì, la contenzione è normalmente parte del percorso ortodontico. Serve a limitare la tendenza dei denti a spostarsi dopo la fase attiva e viene programmata in modo individuale.

Prima è opportuno capire la causa del sanguinamento e stabilizzare eventuale infiammazione. Iniziare spostamenti dentali in presenza di problemi parodontali non controllati può aumentare i rischi.

Raccontaci di cosa hai bisogno

Scrivici semplicemente qual è il problema, il dubbio o il motivo per cui vorresti fissare una visita. Il mio team leggerà la richiesta e ti ricontatterà per organizzare il passo successivo.

Social

    Per tutelare la tua privacy, non inserire referti, diagnosi, radiografie, fotografie cliniche o altre informazioni sanitarie nel messaggio.


    Raccontaci di cosa hai bisogno

    Scrivici semplicemente qual è il problema, il dubbio o il motivo per cui vorresti fissare una visita. Il mio team leggerà la richiesta e ti ricontatterà per organizzare il passo successivo.

      Per tutelare la tua privacy, non inserire referti, diagnosi, radiografie, fotografie cliniche o altre informazioni sanitarie nel messaggio.